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sabato 23 agosto 2014

La sacra pipa

La Sacra Pipa (o “Chanunpa Wakan” o “Calumet”) è lo straordinario emblema di pace (e di preghiera) degli Indiani dell’America del nord. Racchiude in sé tutto il loro profondo ‘senso religioso’ ed è intrisa di significati simbolici importanti. La leggenda Lakota-Sioux vuole sia stata donata agli uomini dalla femmina bianca di bisonte con le 7 cerimonie, infatti era la pipa cerimoniale utilizzata per stipulare i trattati di pace, fumata in altri significativi rituali. Essa si compone di due parti:
-il cannello (o “ihupo”, detto anche “sinte” = coda,) che è in legno d’acero (o di frassino) e rappresenta gli UOMINI (e anche il genere maschile). Può essere decorato, in questo caso ci sono i quattro colori: rosso, blu, bianco e giallo
-il fornello (“pahu”) che simboleggia la carne viva ed il sangue coagulato della MADRE TERRA (e rappresenta il genere femminile) è scolpito invece in una pietra particolare, la “inian sha” o catlinite (dal nome di George Catlin, celebre per avere ritratto tra gli altri gli indiani Mandan prima che un’epidemia di vaiolo li sterminasse quasi tutti) di colore rosso mattone (è infatti ferrosa e la si lavora abbastanza facilmente). La catlinite si trova solo nell’attuale stato del Minnesota. (I Cherokee per esempio creavano il fornello lavorando una sorta di creta).
La stessa ‘dualità’ della Chanunpa è sacra, proprio perché è simbolo, come accennato sopra, dell’unione tra i molteplici ‘opposti’ che ci circondano: a iniziare da maschio e femmina, ma anche mondo materiale e mondo spirituale, cielo e terra etc.
Unire il fornello al cannello e pregare fumando la Sacra Pipa significa quindi rappresentare simbolicamente l’unione di tutti gli opposti, mostrando come ogni essere ed ogni cosa presente sulla Terra (e nell’intero Universo) abbia una comune origine, con la consapevolezza che ciò che vediamo sia legato a ciò che non vediamo e viceversa.
Mentre si riempie il fornello con erbe e cortecce bisogna rivolgersi agli Spiriti delle Quattro Direzioni, al Padre Cielo e alla Madre Terra.
Il rituale prevede che chi fuma la Sacra Pipa debba rivolgersi verso est all’alba e verso ovest al tramonto.
Il miscuglio di corteccia, tabacco ed altre erbe riconduce al mondo vegetale e quindi all’ACQUA, elemento vitale (non soltanto per l’uomo ma anche) per le piante; l’accensione della pipa allude invece al FUOCO. Il fumo alzandosi verso il cielo vi porta le preghiere e configura l’atto di unione tra l’uomo e gli dei. Il Calumet è ritenuto al pari di un essere vivente e quando non viene usato (proprio perché le due parti insieme generano la vita) cannello e fornello devono stare rigorosamente separati (porterebbe sfortuna tenerli uniti) e, questo me lo ha insegnato la mia amica Liz in occasione di un suo viaggio in Italia, conservati bene avvolti in un telo di stoffa rossa. E’ buona norma inserire della salvia essiccata nel fornello.

Questo e altri art. si possono leggere nel mio Blog: http://clubdelmistero.altervista.org/

sabato 9 agosto 2014

Il culto del cane presso i Nativi Americani

Anni or sono un archeologo americano rinvenne al di sotto del basamento di un edificio a Manhattan la tomba di un cane. La sepoltura risultò molto antica (databile a circa 3500 anni fa). Si trattava di una tumulazione di tutto rispetto: abilmente ornata con conchiglie e pietre di vario colore. Di quell’area si sa che fu abitata innanzitutto dagli indiani Delaware che le attribuirono il nome di ‘Mannahatta’ (=l’isola) e che in epoca  relativamente recente (XVI secolo)  vi si insediarono gli Algonchini; del resto i Delaware che chiamavano loro stessi ‘Lenni Lenape’ ossia ‘veri uomini’ rappresentavano un'ampia confederazione proprio di lingua algonchina che viveva dove c’è l’attuale Long Island. A proposito degli onori attribuiti (giustamente) dalle antiche popolazioni native americane ai cani, come testimonia questo importante ritrovamento archeologico, bisogna sottolineare che una tradizione analoga è tuttora perpetrata da una comunità dell’Oklahoma dove vengono celebrati funerali in pompa magna per i cani, in quanto preziosi guardiani della casa. Presso gli Indiani d’America (tutti) vige un profondo rispetto per tutte le creature viventi, quindi non stupisce la venerazione di alcune tribù per il cane, ma va detto che nei periodi di carestia in alcune zone dell’America del Nord i cani, soprattutto i cuccioli, venivano sacrificati a scopo alimentare.

Fonti:
-Settimana Enigmistica n° 62284 del 17/12/2011 “Spigolature”
-http://www.zavagli.it/TRIBUD.htm

Questo ed altri art.si possono leggere nel mio Blog: http://clubdelmistero.altervista.org/

sabato 2 agosto 2014

Lo strano caso delle mummie egizie nel Grand Canyon

Il Grand Canyon rappresenta uno straordinario portento della natura nordamericana: ampio dai 6,5 ai 28,5 km, profondo fino a 1600 m, si estende lungo il Grand Canyon National Park per 349 km. È letteralmente un trionfo di colori grazie ai giochi di luce ed ombra e alle rocce di arenaria, calcare e scisto, uno spettacolo impressionante di strapiombi da togliere il fiato, di magnifici picchi e suggestivi panorami unici al mondo che lo rendono un' incredibile meraviglia della natura; la flora della zona è caratterizzata da magnifiche opuntie dai cui frutti i Nativi Americani hanno sempre ricavato ottime  marmellate e sciroppi; ma forse conserva un segreto ancor più sorprendente della vista e dell'atmosfera che offre: sul "Phoenix Gazette" del lontano 5 aprile 1909 infatti comparve un articolo anonimo dai risvolti alquanto singolari, perché trattava della scoperta di un immenso sistema di grotte contenente quella che, se dimostrata, avrebbe potuto rivelarsi una delle scoperte archeologiche più sconvolgenti del secolo scorso, una necropoli egizia autentica!

Il mio pensiero è stato, leggendo le prime righe del capitolo 14° di "Archeologia Misterica" di Luc Bürgin, che qualcuno, trafugati i sarcofagi in Egitto in epoca decisamente recente molto prossima alla data della scoperta stessa della regione, li avesse trasportati via mare negli USA trovando il modo di occultarli nel Grand Canyon, ma in che modo e quando? A onor del vero l'ipotesi più accreditata è un'altra: vale a dire che si tratti di una colossale bufala, poiché nel momento in cui c’era penuria di notizie reali, nell’America a cavallo tra il XIX e il XX secolo, nelle redazioni non si facevano scrupoli a inventare notizie di sana pianta che andavano sotto il nome di Hoax (burla giornalistica).

Formatosi nell'arco di sei milioni di anni grazie all'erosione del fiume Colorado che ne decise la profondità, il Grand Canyon deve la sua larghezza e la sua costituzione anche al contributo di altri  agenti quali il vento, il calcare, le piogge e il ghiaccio. Per quanto il paesaggio possa sembrare quasi inospitale e del tutto invivibile, l'uomo vi si insediò già 12000 anni fa.
Il Grand Canyon è diventato ambita meta turistica nell'ultimo secolo: oggi è visitato da quasi cinque milioni di persone ogni anno.
L'archeologia ufficiale ha riportato alla luce e catalogato reperti del 10000 a.C. attribuiti alla civiltà dei Clovis.

I Clovis
Quella dei Clovis fu una tribù di cacciatori che comparve nell'America Settentrionale tra il 10000 e il 9200 a.C. come attestano le prove al radiocarbonio. Presumibilmente provenienti dalle regioni siberiane, i Clovis si espansero nell'intero continente americano dove vissero per circa due millenni.
Nel 1932 Edgar Howard dell'Università della Pennsylvania trovò alcune punte di lancia molto antiche e un mammut sulle sponde del lago a Clovis nel Nuovo Messico, cinque anni prima sempre nel Nuovo Messico, ma questa volta a Folsom, era stata rinvenuta una serie di punte di lancia in pietra nella carcassa di un antenato di bisonte che si estinse prima della fine dell'ultima era glaciale. Nel 1949 a Clovis furono ritrovati altri reperti simili a quelli di Folsom. Si concluse che i cacciatori di Clovis fossero precedenti a quelli di Folsom.

La "Ghost Dance"
Sia  gli  Havasu-pai  sia  gli  Huala-pai
parteciparono  alla  danza  dei fantasmi:
in preda a una  profonda  crisi  religiosa,
sul finire dell'Ottocento i Nativi Americani
in trance invocavano la cacciata dell'uomo
bianco dalla loro terra.

I Pueblo Ancestrali (o Anasazi)
Intorno al 1000 a.C. in queste zone si era diffusa l'agricoltura: granoturco, zucca e fagioli modificarono gradatamente il regime alimentare dei cacciatori nomadi e semi-nomadi del Grand Canyon e così cominciarono a sorgere i primi villaggi che gli Spagnoli battezzeranno pueblos.
Già nel 700 d.C. il Grand Canyon era abitato dal misterioso popolo degli Anasazi (termine che in Navajo significava originariamente "antichi" poi tradotto con  "nemici") nome cui in larga misura, oggi, si preferisce il nome di Pueblo Ancestrali.
I Pueblo Ancestrali costruirono nel 1000 d.C. ca. a Mesa Verde (Colorado) e a Chaco Canyon (Nuovo Messico) meravigliose città e oltre 300 chilometri di strade assolutamente perfette che per costruirle uguali oggi ci si dovrebbe avvalere di una tecnologia di tipo satellitare. A Mesa Verde, la cittadella scavata nella roccia presenta duecento casette di una sola stanza e quasi quaranta kiwas (stanze circolari, leggermente interrate, per i rituali segreti, in origine ricoperte da un tetto, con un buco nel pavimento: il sipapu da cui, secondo queste genti, fuoriusciva l’energia della terra. Altri Pueblo danno al sipapu un diverso significato).
I Pueblo Ancestrali del Grand Canyon erano divisi in:
- Kayenta (che vivevano ad est e nelle aree centrali del canyon);
- Cohonina (secondo le testimonianze archeologiche di cui disponiamo, questi uomini che invece abitavano ad ovest ed erano forti consumatori di agave selvatica fritta ad uso alimentare, sarebbero stati i primi ad occupare l’Havasu Canyon tra il 700 e il 1100 d.C. sostituiti circa duecento anni dopo dai Cerbat o Pai);
- Paiute (stanziati all'estremità occidentale del Nord Rim);
- Pai o Cerbat (che presero il posto degli Cohonina nell'ovest). Dai Pai o Cerbat discesero a loro volta:
  • gli Yava-pai
  • gli Havasu-pai
  • gli Huala-pai
Dal 1250 d.C. il Grand Canyon cominciò a contare un numero sempre più esiguo di abitanti. Oggi gli Havasu-pai e gli Huala-pai diretti discendenti dei bellicosi Cerbat (o Pai) abitano l'Havasu Canyon, un luogo assolutamente magico incastonato come un prezioso gioiello nel Grand Canyon. Chi ha la fortuna di avventurarsi in queste regioni può visitare gli stanziamenti dei Pueblo Ancestrali sia nel canyon nei pressi di Phantom Ranch, sia sugli altipiani nel Tusayan Museum (Sud Rim) e le Walhalla Glades (Nord Rim) ripercorrendo gli antichissimi sentieri tracciati dai Pueblo Ancestrali. Pare che intorno al 1150 d.C. una grave siccità, prima, e le conseguenti lotte tra gruppi rivali per l'accaparramento delle magre risorse rimaste, dopo, determinarono un lento ma inesorabile abbandono della zona. Le prime testimonianze su questo Popolo  risalgono al 1888 quando due cow-boys si ritrovarono nel Chako Canyon e scoprirono Pueblo Bonito. Dalla disamina dei resti di antichi focolari è stata formulata l'inquietante ipotesi che i Pueblo Ancestrali praticassero il cannibalismo. Questo Popolo che non conosceva né la scrittura né la bussola sappiamo si trasferì altrove coprendo oltre 600 chilometri ma poi di esso si persero le tracce.

Havasu-pai
Il nome Havasu-pai vuol dire "popolo dell'acqua verde-blu": percorrendo il sentiero che porta alla loro Riserva si possono ammirare le straordinarie acque color turchese delle cascate occultate nel profondo del Canyon. Semi-nomadi ebbero rapporti con gli Indiani Hopi e con gli Indiani Zuni che insegnarono loro ad allevare il bestiame e a coltivare la terra. Il primo europeo che li incontrò nel 1776  - nel corso di quella spedizione che vide la fondazione della città di San Francisco - fu il missionario padre Francisco Tomas Garces che i Nativi celebrarono addirittura con cinque giorni consecutivi di feste e danze.
Gli Havasu-pai non parteciparono alla Guerra degli Huala-pai (1865-1869) e seppero scendere a compromessi con il Governo, accettando di vivere in una minuscola area che sfruttarono fino a esaurirla, ma non smisero di chiedere a gran voce di potersi allargare. Nel 1968, le loro richieste furono esaudite: arrivò un risarcimento di 1,24 milioni di dollari per le terre loro sottratte e sette anni dopo ottennero di poter aggiungere 81.000 ettari alla loro riserva più l'uso di 38.500 ettari dentro il parco a patto che restasse incontaminato: la più grande concessione di terreno degli Stati Uniti ai Nativi.

Huala-pai
Il loro nome significa "popolo degli alti pini", perché provenivano dalle foreste, erano i semi-nomadi che i bianchi “scoprirono” nella seconda metà del Diciannovesimo secolo e contro i quali ingaggiarono la Guerra degli Huala-pai durata ben quattro anni. Gli Indiani ne uscirono decimati dalle armi e dalle malattie dei colonizzatori e furono confinati vicino all'attuale città di Parker in Arizona, ma fuggirono. In seguito furono catturati e internati in Riserva. Oggi abitano a Peach Spring.
Nulla che riconduca alla lontana Africa, nulla che porti all'Egitto ed ai suoi abitanti.

Gli Antichi Egizi

Secondo   lo storico Erodoto gli Egizi
sotto il  Faraone Neko (610-595 a.C.)
circumnavigarono l'Africa.

Alla fine del Paleolitico in Europa i ghiacci si ritirarono con conseguenti ripercussioni nel Nordafrica: il clima, divenuto più secco, determinò la trasformazione di un grosso lago interno in quel fiume Nilo che conosciamo noi oggi, lungo il cui corso si concentrò la vita nomade dell'epoca. Successive contaminazioni con i popoli della Palestina portarono l'agricoltura (frumento e orzo) e mano a mano si arrivò ad uno stile di vita stanziale: si addomesticarono gli animali e si sfruttarono le piene del fiume per garantire le coltivazioni. Già in epoca remota si può parlare di genti riunite in un unico Paese.
Gli studiosi ortodossi riassumono e schematizzano così la lunga Storia dell'(antico) Egitto:
  • Periodo Predinastico (4000-3000 ca. a.C.)
Suddiviso
- in periodo preistorico antico (Neolitico): i defunti venivano sepolti rannicchiati su un fianco e circondati da suppellettili, si credeva nell'aldilà e curiosamente nelle tombe maschili sono state rinvenute statuine di donna atte a soddisfare le esigenze del maschio nella vita ultraterrena;
-periodo preistorico recente: i contatti con le popolazioni asiatiche introdussero attrezzatura in rame e nuove conoscenze, in realtà benché l'Egitto non disponesse delle condizioni ideali affinché si potesse sviluppare la navigazione marittima, che necessitava di legname per costruire grosse navi  e coste adatte per affrontare il Mediterraneo, non rimase isolato, anzi disponiamo di figure di navi egizie piuttosto grandi dipinte sui vasi già dal 3100 a.C.
Gradualmente ci fu il passaggio dal Periodo Predinastico a quello Protodinastico preceduto dalla
  • Dinastia Zero (3000 a.C. circa)
  • Periodo Protodinastico (I-II Dinastia, 2920-2600 ca. a.C.)
Questo periodo comprese le prime due Dinastie e ci ha lasciato una documentazione scritta oltremodo esigua. Abili nella matematica e nella geometria, gli Egizi cominciarono ad avere interesse per gli studi di carattere astronomico: a questo periodo si deve l'invenzione di un preciso calendario.
  • Antico Regno - Le Piramidi (III-VI Dinastia, 2600-2180 ca. a.C.)
Vennero introdotte le nuove tecniche architettoniche che possiamo ammirare nella piramide a gradoni di Saqqara (III Dinastia) e che raggiunsero il loro apice nella realizzazione delle immortali piramidi di Cheope, Chefren e Micerino nella Piana di Giza (IV Dinastia). La costruzione dei monumenti di Giza richiese l'impiego di materiale e risorse umane ingenti non usate in seguito: la figura del Faraone perdeva via via prestigio e di pari passo la tomba reale, comunque riccamente decorata, diminuiva la propria mole (V Dinastia). Ai tempi di Teti, Pepi I, Merenre e Pepi II si assistette allo sviluppo di una sorta di feudalesimo che divenne presto anarchia (VI Dinastia).

Gli Egizi la cui straordinaria civiltà nacque e si sviluppò intorno e grazie al Nilo, si specializzarono nella navigazione fluviale e furono senz'altro discreti navigatori. Usavano diversi tipi di imbarcazione: da semplici zattere in fibra di papiro fino alle più solide barche di legno in cedro del Libano che attraversavano il Nilo, chiatte di grandi dimensioni erano destinate infine ai trasporti eccezionali come gli obelischi e gli enormi massi di pietra usati nell'edificazione delle piramidi.
Alla fine dell'Antico Regno, furono azzardate imprese per mare, anche se probabilmente la convinzione che morire in mare precludeva la possibilità di una vita ultraterrena frenava questo tipo di viaggio: si partiva con robuste navi da carico alla ricerca di resine e incensi alla volta Somalia, ma meglio documentata è la penetrazione egizia in Palestina, tuttavia la massima testimonianza egizia all'estero resta quella in Libano. I documenti ufficiali non trattano di viaggi al di là dell'oceano, ma si limitano ad attestare l'assidua frequentazione di Biblos e di Creta e la spedizione nella lontana Punt.
Le cosiddette barche solari ritrovate, invece, di lato alle tombe reali  in buche più o meno profonde  avevano lo  scopo di  assicurare  al defunto  un  mezzo  di trasporto  nelle oscure acque dell'aldilà. Erano  in legno di cedro: la più  celebre,  completamente ricostruita nel sito del rinvenimento è quella di Cheope

  • Primo Periodo Intermedio (VII-X Dinastia, 2180-2080 ca. a.C.)
Il Paese fu sull'orlo del collasso. La povertà in cui precipitò l'Egitto si ritrova anche nelle opere funerarie e nei materiali adoperati per costruire e adornare le tombe.
  • Medio Regno (XI-XIII Dinastia, 2080-1640 ca. a.C)
E' in questi anni che si registrò l'unione delle Due Terre. Comparsa del sarcofago antropomorfo.
  • Secondo Periodo Intermedio (XIV-XVII Dinastia, 1640- 1570 ca. a.C.)
In questo periodo si dovette fare i conti con una seconda caduta.
  • Nuovo Regno (XVIII-XX Dinastia, 1570-1075 ca. a.C.)
Ed eccoci finalmente all'Egitto diHatscepsut, faraone donna, Akhenaton, il araone del Sole,  il famosissimo Tutankamon (XVI Dinastia) e naturalmente Ramesse II (XVIII Dinastia).
Il primo grande sovrano della XX dinastia nonché ultimo grande faraone d'Egitto fu Ramesse III.
Di tutte le epoche della gloriosa storia egiziana che vide anche momenti bui, il Periodo del Nuovo Regno è senza ombra di dubbio, il più prestigioso, eppure nemmeno allora si registrarono viaggi oltreoceano.
  • Terzo Periodo Intermedio(XXI-XXV Dinastia, 1075-664 a.C.)
Se prima gli Egizi non salparono alla volta del Nuovo Continente, di certo in questi anni di profondo declino, non poterono farlo.
  • Epoca Tarda (XXVI- XXXI Dinastia 664-332 a.C.)
L'autonomia egizia finì nel 525 a.C.per mano dei Persiani, nel 332 a.C. l'Egitto fu conquistato da Alessandro Magno.
  • Età Ellenistica (i Macedoni 332- 305 a.C. e i Tolemaici 305-30 a.C.)
  • Epoca Romana (30 a.C.- 313 d.C.)
 Ma allora che cosa lega il Grand Canyon alle mummie egizie?
Le mummie più famose del mondo sono sicuramente quelle egizie e la notizia del rinvenimento di mummie egizie nel Grand Canyon è molto curiosa.  Viene da chiedersi quale ponte possa collegare il Vecchio e il Nuovo Mondo. Di certo si possono riscontrare alcuni parallelismi tra i culti nordafricani e quelli del continente americano ma possono anche molto semplicemente rappresentare la risposta universale dell'uomo alle domande sulla vita e sulla morte che ogni popolo in ogni luogo e in ogni tempo si è posto indipendentemente l'uno dagli altri. G.E. Kinkaid, primo bianco nato dell'Idaho, cacciatore e ricercatore, già impiegato all'illustre Smithsonian Institute di Washington, secondo uomo a sfidare con una piccola barca le acque del fiume Colorado, partito da Green River (Wyoming) in ottobre per raggiungere Yuma, dichiarò di avere trovato, in maniera del tutto casuale, mentre cercava minerali, un sistema di gallerie sotterranee, poste sopra il fiume Colorado, contenenti vari reperti antichi tra cui statue e mummie. Successivamente l'archeologo dello Smithsonian Institute di Washington S.A. Jordan sarebbe stato incaricato di effettuare ricerche sul posto. Recentemente ha provato ad occuparsi del caso David Hatcher Childress del "World Explorer Club" di Kempton (Illinois) il quale ha contattato lo Smithsonian Institute che lo ha liquidato velocemente sostenendo che:
1) nel continente americano non sono mai stati rinvenuti reperti in qualche modo legati alla civiltà egizia;
2) non sono mai stati fatti scavi nella zona;
3) nessuno allo Smithsonian Instituite ha mai sentito parlare né di Kinkaid né di Jordan.
Una verità scomoda o una truffa? Si dice che sul versante settentrionale del Grand Canyon ci siano incisioni con nomi egizi, il che però viene al tempo stesso ampiamente smentito, ad ogni modo quella zona è interdetta al pubblico per questioni di sicurezza perciò, anche volendo, non è possibile verificare la veridicità di queste voci.
Quel che è certo è che nello "Smithsonian Scientific Serie" (1910) Jordan compare, anzi pare che proprio lo Smithsonian Institute abbia sovvenzionato una spedizione archeologica che dimostrò come ad abitare queste rocce fu una civiltà che presumibilmente proveniva dall'Egitto. Un'appassionante scoperta, se fosse vera: sarebbe stato esaminato, stando all'articolo, il primo chilometro dell'ingresso principale posto alla profondità di 450 metri; alla conclusione di questo ambiente una sala ampia e un dipanarsi a  raggiera di numerose gallerie contenenti mummie maschili, armi, utensili in rame, vasellame e oggetti in oro finemente lavorati, oltre a un oscuro metallo grigio simile al platino, piccole teste scolpite distribuite sul pavimento e statue che ricordano l'arte tibetana con strane scritte simili a geroglifici che nessuno è stato in grado di decifrare, specifichiamo che  geroglifici misteriosi analoghi si trovano nella parte meridionale dell’Arizona.
Oggi purtroppo non è possibile reperire informazioni sull'argomento nella letteratura specialistica, il tutto potrebbe essere frutto di un sapiente insabbiamento, perché è inopportuno ammettere che gli antichi egizi si sarebbero avventurati nell'oceano, o della necessaria mossa per mettere definitivamente a tacere voci infondate che alimenterebbero una vecchia e fraudolenta presa in giro.
Resta il fatto che a parte l'articolo non firmato già citato non esiste altra documentazione in proposito, tra l'altro Kinkaid non avrebbe mai parlato di mummie egizie, ma solo di mummie: Kinkaid ha citato una statua somigliante a quelle del Buddha e di un culto forse riconducibile al Tibet, è l'anonimo autore dell'articolo ad azzardare il collegamento tra l'affascinante scoperta e gli Egizi.
E' inverosimile che gli antichi Egizi possano avere navigato l'Atlantico per raggiungere il continente americano, anche se qualcuno può obiettare che il popolo delle grandi piramidi potrebbe ulteriormente sorprenderci: innanzitutto nessun papiro, nessun testo di pietra in geroglifico, nessuna fonte successiva racconta di viaggi veri o leggendari di Egizi al di là dell'oceano Atlantico, inoltre gli Egizi non disponevano dei mezzi necessari per effettuare una traversata di tale portata e allo stesso modo sembra altamente improbabile che mummie egizie possano essere state trasferite clandestinamente dall'Egitto agli Stati Uniti in epoca relativamente moderna.
Ammesso che nelle grotte scoperte da Kinkaid ci fosse veramente qualcosa: più che tibetani o egiziani è molto probabile che i resti ritrovati siano da attribuire ai Pueblo Ancestrali, il sito è infatti vicino a un centro Navajo (i Navajo sono loro discendenti). Molti sono convinti che i graffiti rinvenuti nelle caverne del Grand Canyon siano riconducibili ai Pueblo Ancestralil qualcuno invece pensa a un'origine asiatica.
Il periodo più florido della zona va dal 1100 al 1300.
Alla fine del Trecento i Pueblo Ancestrali abbandonarono l'area, probabilmente a causa della siccità come già detto sopra.
Per i quattrocento anni successivi non vi furono stanziamenti permanenti in questi territori, anche se gli Indiani Hopi li usavano per semina e raccolta di cereali e occasionalmente per la caccia.
Nel 1700 circa il canyon venne occupato stabilmente dai Navajo.
Nel 1882 una spedizione dello Smithsonian Institute guidata da James Stevenson effettuò ricerche nella regione: in un canyon laterale del Canyon de Chelly vennero ritrovati i resti mummificati di sepolture preistoriche indiane. Da allora il canyon venne chiamato il Canyon del Muerto (il canyon è tuttora abitato dalla comunità Navajo).

Fonti bibliografiche:
-Agnese Giorgio e Re Maurizio, Antico Egitto, arte e archeologia della terra dei faraoni, La Stampa-White Star 2006
-Aldred Cyril, Gli Egiziani, tre millenni di civiltà, origine, splendore e declino di un antico popolo sulle sponde del Nilo,  Paperbacks civiltà scomparse Newton & Compton Editori, Roma 1988 (Titolo originale: The Egyptians, 1961)
-Atlante della storia, Egitto, un'antica grande civiltà (a cura di Antonella Grignola) Demetra, Verona 1997
-Bürgin Luc, Archeologia eretica, Fabbri Editori, Milano 2005 (Titolo originale: Ratsel Der Archalogie, 2003)
-Bürgin Luc, Archeologia misterica, Fabbri Editori, Milano (Titolo originale: Geheimakte Archalogie, 1998)
-“Colpi di Luna”, di Alfredo Castelli in I Grandi Enigmi di Martyn Mystère, “Cospirazione Luna” n° 295,  Sergio Bonelli Editore, 2008
-James Peter e Thorpe Nick, Il Libro degli Antichi Misteri, Uno straordinario viaggio negli enigmi della storia dell'umanità, Armenia, Milano 2005 (Titolo originale Ancient Mysteries, 1999)
-Le Guide Mondadori-,USA, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2010
-L'Enciclopedia dei Misteri di Martin Mystère (a cura di Alfredo Castelli) Oscar Mondadori, Milano 1993
-Reid Howard, Il Mistero delle Mummie - Alla ricerca degli immortali. Dalle mummie egizie a quelle congelate dei nomadi siberiani, dai cadaveri nelle paludi dell'Europa nord-occidentale alla valle dei morti in Perù, , Newton & Compton Editori-Il Secolo XIX, Roma 2005 (Titolo originale: In Search of the Immortals, 1999)
-Voyager magazine, Luglio 2013, Anno II, numero 7 (10)
-Ward Greg, The Rough Guide- Grand Canyon, Avallardi Viaggi, Antonio Vallardi Editore, Bologna 2004 (Titolo originale: The Rough Guide to The Grand Canyon, 2003)
-Zapp I. ed Erikson G., Le Strade di Atlantide, dal Mesoamerica alla grande piramide, fino a Stonehenge e all'isola di Pasqua, decine di antichissime sfere segnano la rotta di una misteriosa civiltà di navigatori, Piemme, 2002 (Titolo originale: Atlantis in America, 1998)

Internet:
-http://www.antikitera.net/news.asp?ID=7990
-http://www.carloandreatta.com/canyon-de-chelly-nm/

Questo e altri art. si possono leggere nel mio Blog: http://clubdelmistero.altervista.org/

sabato 26 luglio 2014

La storia segreta degli indiani Zuni nei petroglifi del Nuovo Messico

Sono stata incoraggiata a scrivere queste righe a proposito dei petroglifi (incisioni sulla roccia che rappresentano l'espressione artistica di popoli preistorici e di una serie di popolazioni che vivono allo stato primitivo) incisi dagli indiani Zuni dal mio amico Davide, dopo che entrambi avevamo guardato con curiosità un documentario trasmesso da Focus, canale 56 del digitale terrestre, della serie "Enigmi Alieni", nel quale c'è un'interessante intervista all'anziano zuni Clifford Mahooty e all'archeologo Dan Simplicio, oltre all'intervento di una serie di altri studiosi ed esperti che affrontano questo affascinante tema. Ho registrato la trasmissione, sbobinato il contenuto, svolto ulteriori ricerche nella mia personale biblioteca e in rete, cercando di mettere insieme il tutto.

Gli  indiani  Zuni  considerano
Awonawilona  il   creatore ori-
ginario,   colui   che   prima si
trasformò  in  Sole  e poi gene-
rò le  nuvole  che a loro  volta
diedero   vita   al  mare, infine
arrivò la Madre Terra.

Il nome Zuni deriva da Sunyits, vocabolo dall'etimologia ignota; sono chiamati anche Àshiwi. Si pensa che con i Navajo e gli Hopi possano essere i discendenti diretti degli Anasazi. Si distinguono per il prezioso lavoro di intaglio delle pietre e per le splendide terrecotte decorate; essendo stati per secoli agricoltori i loro culti sono strettamente legati alla terra,  alla stagione del raccolto e al cielo. L'organizzazione sociale e religiosa del popolo Zuni si basa su quattro livelli allo stesso tempo sovrapposti e integrati (i clan, i gruppi delle kiwas - a formare "la Società  dei Kachina"- le società terapeutiche e infine le società sacerdotali). I 13 clan sono raggruppati nelle cosiddette sette fratrie. A questo proposito c'è da sottolineare l'importanza del numero sette per gli Zuni: la città "santa" Zuni che è considerata il Centro del Mondo è infatti suddivisa in sette parti corrispondenti ai sette quartieri del mondo. Questa città è stata edificata unendo sette villaggi molto antichi che ripropongono la medesima divisione del cosmo (cfr. le sette sfere). D'altra parte i loro antichi villaggi erano raggruppati di sei in sei con al centro un settimo villaggio e sulla base del principio settenario è fondata anche la gerarchia sacerdotale formata da sei Sacerdoti della Casa, sintetizzati nella Sacerdotessa Madre (la settima appunto). Ogni anno vengono scambiati cereali di vari colori: durante le cerimonie il rappresentante di ogni regione  riceve un chicco di grano simbolico: bianco (est) cui è associato il Lupo Bianco, giallo (nord) cui è associato il Leone di Montagna, rosso (sud) legato al Tasso Rosso, azzurro (ovest) accoppiato all'Orso blu, nero (basse regioni sotterranee), legato alla Talpa Nera del Nadir, una spiga multicolore (regioni superiori del cielo) associata all'Aquila Splendente o Multicolore dello Zenit, infine,  il punto centrale sintetizza e comprende gli altri sei. Gli Zuni hanno gruppi segreti e la loro società è di stampo matrilineare: si stabilisce al momento della nascita che l'individuo appartiene al clan della propria madre, tuttavia è in qualche modo "figlio" anche del clan del padre. Il bambino a 8 anni circa viene "iniziato" in un gruppo kiwa (gruppo maschile) scelto da uno dei genitori, ma nell'arco della propria vita un uomo può scegliere anche un altro gruppo kiwa. Appartenere a una società terapeutica (aperta anche alle donne) è cosa diversa che dipende dall'avere una malattia o dal fare una richiesta di guarigione, infine il clan di cui si fa parte influisce sulla possibilità o no di diventare sacerdote; comunque il culto più importante rimane quello dei Kachina.

Il primo contatto tra gli indiani Zuni, un tempo stanziati in un'ampia area tra il Nuovo Messico e l'Arizona, e gli Europei si registrò negli anni Trenta del XVI secolo, nemmeno vent'anni dopo la pesante sconfitta subita dagli Aztechi del Messico per mano di Cortés, allorché frate Marco di Nizza fu incaricato dal viceré di Spagna di guidare una spedizione affiancato da un ex-schiavo di nome Estevanico, per rintracciare le leggendarie Sette Città di Cibola, le cui strade si diceva fossero ricoperte d'oro, e invece s'imbatté in alcuni villaggi Zuni scevri delle immense ricchezze ambite dagli Spagnoli: frate Marco individuò da un'altura i muri chiari di mattoni che a suo dire brillavano come oro al sole e ne fu abbagliato. Qualcuno allora ritenne che il francescano e i suoi uomini si sarebbero dovuti spingere oltre, alla ricerca dell'oro, e così l'anno dopo partì un gruppo decisamente più corposo, composto da oltre 300 soldati spagnoli che si arruolarono come volontari senza salario, più un centinaio di Nativi, per così dire alleati, capitanati da Francisco Vasquez de Coronado, giovane hidalgo di stirpe nobile già governatore militare, con lo scopo di asservire le Sette Città di Cibola al sovrano di Spagna.
Alla fine la leggenda delle favolose città si infranse miseramente: le Sette Città di Cibola, esaltate dai cronisti dell'epoca, ingigantite dal passaparola, sognate dagli esploratori erano ancora una volta i villaggi Zuni sorti sull'alto corso del fiume Zuni, composti da case ad alveare alte fino a sette piani con poche camere e senza cortile, nelle quali non fu rinvenuta traccia d'oro né di pietre preziose.
La zona venne occupata nel 1598 dalle truppe di Juan de Oñate, che aspirava nuovamente a scoprire città traboccanti d'oro, accecato dall'effimera illusione dell'El Dorado: i suoi abitanti erano quelli che i Conquistadores descrivevano come i miti Indios de los Pueblos (il nome "pueblo" che indica le popolazioni del Sudovest vuol dire "villaggio" e lo si deve proprio agli Spagnoli che vi giunsero per l'appunto sul finire del XVI secolo) in contrapposizione ai nomadi Indios barbaros abituati ad assalire di sorpresa.
I missionari francescani purtroppo tentarono di imporre con la forza la religione cattolica:

1) vietando le cerimonie della tradizione;
2) imprigionando i capi;
3) distruggendo i luoghi sacri rappresentati dalle kiwas (stanze cerimoniali a pianta circolare semi-sotterranee atte a ospitare i rituali segreti).

La vita dell'intera comunità ruotava intorno ai sacri culti e la castrazione delle tradizioni native operata sistematicamente dai religiosi europei naturalmente ne minava le fondamenta: i Nativi, portati all'esasperazione, si ribellarono e il 10 agosto 1680 vennero uccisi 21 missionari e circa 400 coloni. La risposta, non immediata, fu una sanguinosa campagna di repressione e di riconquista, ma gli Zuni trovarono rifugio in una delle loro roccaforti più sicure in cima a un'alta e inaccessibile mesa. Nel 2000 furono censiti 7758 indiani Zuni. Oggi si ritiene siano circa 5000, confinati nella loro riserva di 40.000 acri a una trentina di miglia a sud di Gallup in una regione sul margine nord-occidentale del Nuovo Messico dove da coltivatori di mais, fagioli e zucca sono per lo più diventati allevatori di bestiame e dove più di ogni altra tribù ancora oggi custodiscono gelosamente le proprie tradizioni culturali e le profonde conoscenze astronomiche.
Le loro tradizioni e le loro credenze oggi sopravvivono nello straordinario sistema di preghiere, negli antichi rituali della mitologia e nei canti che vengono recuperati e attentamente indagati dall'anziano della tribù Clifford Mahooty e dall'archeologo Dan Simplicio, grazie ai quali sta riemergendo la  storia segreta di questo Popolo: una delle tribù indigene più antiche del Nord America (si pensa abitino nell'odierno Nuovo Messico da quasi 2000 anni, alcuni  Zuni che oggi vivono in Nuovo Messico proverrebbero dalle Rainbow Falls, sotto il North Rim).
Clifford Mahooty e Dan Simplicio hanno raccolto informazioni tramandate dalle generazioni passate alle generazioni attuali (gli Zuni possiedono una lingua unica non scritta, lo Zunian, pertanto i racconti e le canzoni sono da sempre narrati dai cantastorie) hanno esaminato le leggende e le poesie che rievocano la storia della creazione attuata da esseri soprannaturali venuti dal cielo per insegnare  agli uomini e alle donne come condurre al meglio la loro vita, ma soprattutto hanno trovato dei riscontri, a loro dire rilevanti, nei tanti petroglifi incisi sulle rocce nel deserto del Nuovo Messico.
Attraverso la decifrazione e l'interpretazione delle incisioni si cerca di rispondere alle domande con lo studio della più intima simbologia adoperata da questi Indiani per esporre le proprie nozioni sull'universo e sui misteri della vita.
E' possibile che gli antichi siano stati testimoni di qualcosa di straordinario che rappresentarono con gli unici mezzi di cui disponevano.
Nelle culture degli abitanti del Nuovo Mondo e quella zuni è peculiare, troviamo l'affascinante leggenda del popolo delle stelle che arrivò sulla Terra, con l'intento di riprodursi, a bordo di "navi spaziali": in passato i vecchi tra gli Zuni parlavano di una nave volante somigliante a un grosso uccello precipitata su un altipiano poco lontano dal villaggio di Zuni e gli Zuni, popolo superstizioso, sono da sempre attenti a quello che accade sopra le loro teste come denota l'elezione di un pekwin (il sacerdote del Sole) con il compito di seguire il percorso del Sole annotandolo su una parete della propria casa.
Studiando i petroglifi, Clifford Mahooty e Dan Simplicio si sono accorti che vi compaiono numerose figure a forma di stella (avrebbero individuato la supernova della Nebulosa del Granchio e altri corpi celesti). Pare che gli antichi zuni abbiano realizzato queste incisioni, descrivendo il luogo dell'universo da cui siamo venuti, intorno al 1200 a.C. eppure vi sono rappresentati personaggi che richiamano alla mente i moderni astronauti e che i Nativi definiscono "uomini dello spazio" o "custodi del mondo superiore" o ancora "esseri stellari". Il popolo del cielo, d'altra parte, rientra tuttora nella mitologia e nelle pratiche religiose degli indiani Zuni.

Per  gli  Zuni,  oltre ai  vari  miti  dedicati  alle  singole
costellazioni,  è  degna  di  nota la   “cosmogonia dua-
listica, ossia la   concezione  che  spiega l'origine  e  la
struttura    dell'universo  formato  dai   regni  sacri, da
una parte, e dal problematico e  limitato  mondo degli
uomini,  dall'altra.  I  racconti  sacri  del  Popolo  Zuni,
inoltre,  descrivono il   cosmo  costituito da  sette sfere
attraversate da un asse verticale:

1) la sfera del Sole Padre;
2) la sfera della Luna Madre;
3) la sfera della Madre Terra;
4) la sfera degli Dei Gemelli;
5) la sfera della Dea del Mais;
6) la sfera dei Danzatori mascherati;
7) la sfera degli Dei Teriomorfi.

Mito della Creazione Zuni

All'inizio dei tempi Awonawilona viveva con Padre Sole e Madre Luna in alto, mentre Shiwanni e sua moglie Shiwanokia in basso. I sacerdoti della pioggia Zuni si chiamano Ashiwanni e la sacerdotessa della fecondità è Shiwanokia in onore di queste creature potenti che lavoravano con la mente e con il cuore.
All'epoca il mondo era avvolto nella nebbia (shipololo) che saliva al cielo come vapore, così Awanowilona con il proprio respiro creò le nuvole e i mari. Le nuvole, nate dal respiro del dio, sono gialle a nord, verde-azzurro a ovest, rosse al sud e argento a est. Le nuvole di fumo bianco e di fumo nero invece divennero parte integrante di Awanowilona, perché egli stesso è aria e attraverso la luce, le nuvole e l'aria egli fu il Creatore di tutta la vegetazione (la concezione Zuni di Awonawilona è simile a quella greca di Atena). A quel punto Shiwanni disse alla propria moglie che anche lui aveva intenzione di creare qualcosa e allora dalla propria saliva diede vita alle stelle e alle costellazioni che riempirono di felicità Shiwanokia che allo stesso modo creò la Madre Terra.

Come altre tribù indiane, anche gli Zuni chiamano la gente venuta dal cielo kachinas. In base alla storia della creazione Zuni, i kachinas scesero dal cielo sulla terra in tempi remotissimi attraverso un "portale speciale" con l'obiettivo di insegnare ai loro fratelli "minori" la retta via, ricongiungendoli alle leggi della creazione e donando loro cibo, conoscenza e saggezza, per destarli dal loro stato primitivo e aiutandoli con la loro esperienza. C'è un luogo d'emergenza, in quanto è l'entrata del quarto mondo (l'aldilà), che è il simbolo del posto da dove arrivano e dove si recano i kachinas: si chiama sipapu (gli Hopi identificano il sipapu, attraverso cui avrebbero fatto il loro ingresso nel mondo, con la sorgente d'acqua calda a forma di cupola che fuoriesce nei pressi della confluenza del Piccolo Colorado con il Colorado) vi fanno il loro ingresso i danzatori mascherati, basandosi su un calendario realizzato seguendo i ritmi delle stagioni e i solstizi d'estate e d'inverno; un cunicolo che porta sottoterra collega le kiwas al sipapu (il centro dei centri). Gli Zuni vennero trasportati nel mondo della luce (dove siamo noi oggi) da esseri provenienti dal cielo e ancora oggi a questi esseri soprannaturali, personificati dai danzatori mascherati, vengono dedicate cerimonie e danze che talora assumono toni di rappresentazione anche drammatici.
Ogni anno, tra la fine di novembre e gli inizi di dicembre, presso gli Zuni (tra gli indiani Hopi esistono tre cerimonie principali: il Soyal a fine dicembre, il Powamu o Danza del Fagiolo in febbraio e l'ultima a metà estate) viene organizzata la festa dello Shalako, una cerimonia importante durante la quale i danzatori scelti l'anno prima dopo avere studiato preghiere, provato a lungo le danze, effettuato sacrifici e pellegrinaggi indossano i tradizionali costumi che rappresentano i kachinas e celebrano l'arrivo degli dei sulla Terra. Il rituale si protrae per l'intera nottata all'interno di alcune abitazioni opportunamente allestite, segue una sorta di benedizione con offerta di bastoncini per la preghiera (ai bastoncini da preghiera vengono applicate conchiglie, penne -portatrici del respiro della preghiera- per le offerte agli spiriti che vengono invocati; i bastoncini vengono prima consacrati nel fumo del tabacco o con aspersioni di farina di mais) e di cibo.

Gli Zuni ritengono che quando i messaggeri   degli
spiriti delle nuvole hanno posseduto  una   propria
maschera in vita, dopo la  morte possono ritornare
a vivere sotto forma di  spirito, appropriandosi del-
la  maschera di  un  danzatore vivente.  Attraverso
una preghiera che  coinvolge i tuoni e i fulmini, gli
Indiani Zuni  credono si possa   permettere  ai  de-
funti di tornare sulla terra con le sembianze di una
nuvola. Essi non vengono  più  chiamati con il loro
nome , né riescono a parlare  potendosi esprimere
per la maggior parte delle volte  con versi e  grida
di   animali in  particolare   di  cervo:  del  resto  si
riteneva  che i  membri   della  «società   kachina»
avessero la possibilità dopo la  morte di rinascere
come cervi.

Se osserviamo le bamboline kachinas, che rappresentano gli dei discesi dal cielo, possiamo notare come alcune di esse  sembrino indossare strani caschi e addirittura tute che somigliano alle tute spaziali moderne, quegli stessi caschi e quelle stesse tute che si ritrovano incise nei petroglifi del Nuovo Messico e che rendono i personaggi raffigurati così simili agli odierni astronauti.
Del resto, anche solo da una lettura superficiale dei vari miti e leggende dei popoli del mondo, emerge spesso la presenza di creature provenienti dal cielo e dalle stelle che hanno avuto un ruolo determinante nella creazione dell'uomo e che sovente sono assimilati a dei: per rimanere nell'ambito della cultura nativo-americana, non solo gli indiani Zuni parlano di "esseri stellari", ma anche i Cherokee,  gli Hopi, i Navajo e altri; nel gruppo delle religioni indiane si annoverano i culti dei popoli autoctoni del continente americano; nel 1830 nel Nord America i Nativi furono confinati in riserve, che comprendono circa trecento tribù, si adorava per lo più il Grande Spirito che genera la vita e la guida. Funzioni importanti vengono svolte dalla Sacra Pipa e dalle Danze. Presso i Cherokee si racconta che uno sparuto gruppo di cacciatori, attirato da due strane luci in cielo, le seguirono e arrivarono al cospetto di un paio di grossi esseri tondi simili a tartarughe piumate. Condussero le due grosse creature al loro villaggio ma presto esse mutarono in due palle di fuoco e  si sollevarono da terra librandosi nel cielo: un misto tra una strana tartaruga e un disco volante per chi vuole vedere misteri a tutti i costi.
Tra gli Hopi si celebra la "festa della danza della tartaruga": questa cerimonia, l'Oku Shadei, consiste in danze e canti che raccontano dei due kachinas che sbarcarono sulla terra proprio da una grossa tartaruga (la tartaruga presso gli indiani Pueblo è considerata un animale sacro proprio perché incarna il mezzo di trasporto attraverso cui i kachinas si manifestarono nel mondo e monumenti rappresentanti tartarughe si rinvengono anche in  Messico in cui la tartaruga è un animale "totemico", per esempio a Chichén Itzà, la principale divinità di Itzà emerse infatti da un guscio di tartaruga). Inoltre, ma questa è storia recente, si racconta che alcuni giovani Hopi il 13 agosto 1947, un mese dopo il presunto incidente di Roswell, salvarono un alieno precipitato con il proprio velivolo e lo chiamarono Stella Maggiore. L'alieno avrebbe raccontato agli Hopi la vera storia della terra, aggiungendo che gli uomini sono il risultato di un progetto genetico riuscito da parte di esseri extraterrestri.
I Navajo invece avevano battezzato la Valle della Morte in California, Tomesha ossia "Terra Fiammeggiante": secondo le loro tradizioni era abitata da esseri che normalmente vivevano sottoterra ma che viaggiavano a bordo di veicoli volanti in grado di effettuare manovre repentine che spostandosi emettevano un forte suono e che i “cultori del mistero a tutti i costi” ovviamente  identificano con UFO. C'è chi azzarda l'ipotesi che la Valle della Morte possa essere stata addirittura teatro di una guerra atomica di cui tuttora recherebbe le tracce in città vetrificate come quella che nel 1850 l'esploratore americano capitano Ives William Walker avrebbe scoperto.
Una leggenda comune a varie Nazioni è invece quella dell'"Uccello del Tuono": due cacciatori scorsero uno strano essere riconducibile a un grosso uccello ma anche a una sorta di razzo, uscire da un lago ed emettere un accecante bagliore e un fragoroso rumore. Sia i Chippewa sia i Sioux associano all'Uccello del Tuono  il dio Wakon. Curiosamente gli indios Waikano del Mato Grosso venerano il dio Wako arrivato sulla terra dal Rio delle Amazzoni scortato da una flotta di barche tonde come gusci di tartaruga e la tribù dei Karibi (Antille) ha il dio grande Wako con poteri straordinari e proveniente da lontano a bordo di strane navi volanti.
Gli Zuni, come la maggior parte degli uomini a tutte le latitudini e di ogni tempo hanno scrutato il cielo per collocarvi i loro dei e spiegare l'origine del mondo: è oltremodo curioso che abbiano raffigurato nei petroglifi del Nuovo Messico strani individui dalle grosse teste quadrate che sembrano indossare caschi e tute spaziali simili all'attrezzatura indossata dai moderni astronauti e che questi vengano ripresi sia nell'aspetto delle bamboline kachinas e dai costumi dei danzatori mascherati; se tutto questo risulta indubbiamente molto affascinante, resta il fatto che appare altamente improbabile che la  Terra sia stata visitata da intelligenze extraterrestri.
Oggi sappiamo che alcuni satelliti di Giove e di Saturno potrebbero ospitare forme di vita molto elementari e sappiamo anche che le stesse leggi fisiche vigono in tutto l'universo, ma la maggior parte dei pianeti extrasolari presenta orbite troppo allungate del tutto incompatibili con la vita a causa degli intollerabili sbalzi di temperatura; inoltre affinché un pianeta possa ospitare la vita deve ruotare attorno a una stella: di fatto più della metà delle stelle appartiene a sistemi binari il che complica molto le cose.
Se partiamo dal presupposto che nell'universo esistono centinaia di miliardi di galassie e che ciascuna di esse può contenere migliaia di miliardi di stelle, anche solo per la legge dei grandi numeri, è altamente probabile che esistano pianeti simili al nostro o che comunque mostrino le condizioni idonee allo sviluppo della vita: si stima possano esserci circa 10 milioni di possibili mondi di cui circa un terzo pronti a ospitare la vita, ma è davvero molto difficile comunicare con loro e praticamente impossibile viaggiare attraverso questi sistemi planetari.


Fonti bibliografiche:
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-Brezzi Francesca, Dizionario delle religioni, Edizioni riuniti, Roma 1997
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-Childress David H., Misteri e segreti delle antiche civiltà, le piramidi, le costruzioni megalitiche, i «fuochi sacri», la proto-metallurgia, le navi volanti e le altre enigmatiche, geniali invenzioni di epoche lontane, Newton & Compton Editori, Roma 2006 (Titolo originale: Technology of the Gods, 2000)
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Internet:
- American Indians
http://luckyjor.org/INDIANSITO/HOME/PAGHOME.htm
- Enigmi Alieni 02 - I Visitatori
https://www.youtube.com/watch?v=BWt0KeOQuuo
- Glossario del «La Dottrina Segreta», Zuni
http://www.spiritual.it/it/glossario-de-la-dottrina-segreta/zuni,10,11013
- La Nazione Americana - Gli Indiani d'America
http://samorini.it/site/mitologia/brugmansia/mito-datura-zuni/
- Miti e Leggende dei Nativi Americani parlano di Esseri venuti dalle stelle
http://noiegliextraterrestri.blogspot.it/2010/11/gli-esseri-stellari-nei-miti-e-leggende.html
- Rito di purificazione nell'acqua
http://ivanmeacci.blogspot.it/2009/06/rito-di-purificazione-nellacqua.html
- Treccani- Enciclopedie on line, Zuni
http://www.treccani.it/enciclopedia/zuni/

Questo e altri art. si possono leggere nel mio Blog: http://clubdelmistero.altervista.org/